By Alex Biasia on February 28, 2026
Category: Fishing Style

La ricerca invernale del perca

Con le spigole in piena frega, i tonni che calano drasticamente di attività e molti altri predatori costieri che abbandonano il sottocosta, l'inverno può sembrare una stagione povera di soddisfazioni per chi ama la pesca ai predatori. Eppure, proprio in questo periodo dell'anno, trovo grande divertimento nella ricerca del perca, un pesce spesso sottovalutato ma capace di regalare uscite piacevoli e interessanti.

Il perca non è certo famoso per la potenza del combattimento: non aspettatevi fughe brucianti o testate decise. Tuttavia, ciò che forse gli manca in forza lo compensa ampiamente con l'estetica. È un predatore affascinante, con denti appuntiti, una livrea verde intensa attraversata da bande nere ben marcate e una cresta dorsale che, quando è completamente eretta, lo fa sembrare quasi il "cattivo" di una storia. Ogni cattura, anche la più piccola, ha sempre un certo fascino proprio per il suo aspetto aggressivo e inconfondibile.

Nella mia zona ho la fortuna di avere numerosi canali secondari dove poterlo insidiare. Durante l'inverno, molti di questi vengono parzialmente prosciugati o subiscono un abbassamento del livello dell'acqua. Questo fenomeno crea condizioni ideali: le zone con maggior profondità diventano veri e propri punti di concentrazione del pesce, rifugi naturali dove foraggio e predatori si radunano. Individuare questi cambi di batimetria è spesso la chiave del successo. Basta osservare con attenzione il corso del canale e concentrarsi nei tratti dove il fondale aumenta, in prossimità di curve, sbarramenti o restringimenti. 

Si tratta di una pesca poco impegnativa dal punto di vista organizzativo, ma non per questo banale. Si sceglie la zona, si prepara l'attrezzatura e ci si concede una bella camminata lungo l'argine, lanciando qua e là sugli spot più promettenti. È una pesca che permette di stare all'aria aperta, muoversi e godersi il silenzio tipico delle giornate invernali, con la giusta dose di concentrazione.

Per quanto riguarda l'attrezzatura, preferisco uno setup leggero ma non eccessivamente delicato. È vero che il perca non è un combattente, ma in questi ambienti l'incontro con un siluro è sempre dietro l'angolo. Per questo utilizzo una Plaisir Answer 75 di Zenaq abbinata a un mulinello taglia 3000: una combinazione che garantisce sensibilità e controllo, ma anche una buona riserva di potenza in caso di catture inattese.

Come esche artificiali utilizzo esclusivamente gomme. Possono essere armate con una classica testina piombata, che varia generalmente dai 2 grammi fino ai 10 grammi quando si pesca in canali più ampi o con corrente sostenuta. In alternativa, mi piace ricorrere a montature come il drop shot o chaburaska, soluzioni molto versatili che consentono di lavorare l'esca in modo più preciso e naturale, soprattutto quando i pesci sono apatici. 

Il mondo delle soft bait è praticamente infinito: esistono innumerevoli forme, dimensioni e mescole, e quasi tutte possono risultare efficaci nella ricerca del perca se utilizzate correttamente. Tuttavia, lo shad rimane senza dubbio il protagonista indiscusso di questa tecnica. La sua coda paddle emette vibrazioni che attirano il predatore anche quando non è particolarmente attivo. Per la ricerca del pesca vanno benissimo tutti gli scade sai 2" fino ai 3,5"/4".

Personalmente prediligo l'HP Shadtail di O.S.P., uno shad estremamente versatile che riesce a generare le giuste vibrazioni anche con recuperi molto lenti o in totale assenza di corrente. Questa caratteristica è fondamentale nei mesi freddi, quando il metabolismo dei pesci rallenta e diventa necessario presentare un'esca che lavori bene anche a velocità ridotte, restando il più possibile nella strike zone.

In definitiva, la pesca al perca rappresenta per me un'alternativa intelligente e divertente in un periodo dell'anno in cui il mare merita di essere lasciato riposare. 

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